La separazione è conflittuale? Il Giudice nomina un “coordinatore genitoriale”

Ogni separazione porta con sé la sua buona e specifica dose di conflitto.

Spesso si arriva in Tribunale perché non si è più capaci di dialogare e, quindi, di prendere accordi nell’interesse dei figli; allora si preferisce ‘delegare’ al Giudice, in quanto soggetto terzo, il potere di adottare decisioni riguardanti la famiglia, potere che, con riguardo ai figli, è insito nel concetto di responsabilità genitoriale e che, normalmente, va esercitato dai genitori di comune accordo.

Il Tribunale, però, non può fare da balia a genitori che litigano su ogni minima questione e quando le parti si dimostrano totalmente incapaci di assumere anche le decisioni più semplici, il Giudice può anche giungere ad affidare i figli all’Ente, sostituendo a mamma e papà un Servizio Sociale terzo ed estraneo al conflitto.

Di recente, però, il Tribunale di Miano (sez. IX civile, decreto 7-29 luglio 2016) ha trovato il modo di ovviare a questa soluzione drastica, da considerare solo come extrema ratio.

Nel caso in commento, un padre si era rivolto al Tribunale asserendo che la moglie non fosse in grado di prendere le decisioni migliori nell’interesse della figlia minore, bisognosa di cure mediche. La madre, per contro, riversava le responsabilità sul coniuge ed evidenziava una serie di problematicità che mettevano in luce l’elevato grado di conflitto non sopito, i cui effetti negativi si riversavano sulla figlia.

Come spesso accade, le parti venivano mandate in osservazione da un CTU (consulente tecnico d’ufficio) e proprio grazie agli incontri con lo psicologo nominato dal Giudice veniva individuata la possibilità di ricorrere ad un coordinatore genitoriale.

Secondo il Tribunale, “l’inserimento della figura di un coordinatore genitoriale risponde all’esigenza di individuare un terzo nella famiglia disgregata che possa svolgere un ruolo vicario e di supporto dei genitori” sia nella gestione quotidiana della genitorialità condivisa (e quindi, ad esempio, nell’aggiustamento dei diritti di visita), sia nelle scelte più importanti come quelle di carattere medico, scolastico ed educativo.

Il coordinatore genitoriale, figura nuova nel panorama italiano ma ben nota in altri ordinamenti (soprattutto negli USA) è un soggetto qualificato (generalmente uno psicologo) ed ha il compito di “facilitare la risoluzione delle dispute tra genitori altamente conflittuali, con lo scopo di ridurre l’eccessivo ricorso ad azioni giudiziarie.  Il coordinatore genitoriale non ha poteri processuali poiché suo scopo è quello di risolvere il conflitto al di fuori del processo”.

Resta il fatto che il Tribunale non può imporre una figura di questo tipo, così come non può costringere i genitori a fare un percorso di sostegno psicologico o di mediazione familiare; può solo caldeggiarne l’adesione o, come nel caso in questione, recepire l’accordo delle parti sul punto.

Nell’ottica di un’auspicabile deflazione dei contenziosi familiari, non sarebbe male che si facesse buon uso di questa nuova figura, anche, magari, prima di approdare in Tribunale di modo che venga facilitato, anche grazie al coordinatore, il raggiungimento di un accordo, onde evitare la via giudiziale.

L’invito in tal senso, da parte dei Giudici, è sempre più esplicito e questa pronuncia ne è un chiaro esempio.

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